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InTASTEviste – Pietro e Giacomo Vannelli, i fratelli del caffè

Tempo di lettura: 10 minuti

Da un po’ di tempo volevamo condividere con chi ci legge le parole, le idee e i pensieri di chi, come noi, lavora nel fantastico mondo del caffè specialty. Ed è per questo che abbiamo deciso di lanciare le “InTASTEviste”, le nostre personalissime chiacchierate a tema caffè!

Inauguriamo questa nuova rubrica di Taste Coffee & More con un’intervista esclusiva a Pietro e Giacomo Vannelli, fratelli nel caffè e anche nella vita.

Se ancora non li conosci, Pietro e Giacomo sono i fondatori di Vannelli Coffee, una torrefazione artigianale di caffè a Cortona che si occupa esclusivamente di caffè specialty. Il loro motto è “siamo ciò che tostiamo” e il loro obiettivo è diffondere la cultura dello specialty coffee con professionalità e grande passione.

Passione per il caffè che nasce fin da subito per i due, grazie all’ispirazione data dall’attività di famiglia, ma che ha portato entrambi a raggiungere risultati davvero importanti. Pietro e Giacomo, infatti, sono rispettivamente Campione Italiano Latte Art e Campione Italiano Baristi.

Scopriamo di più su questa fratellanza al profumo di caffè e conosciamoli meglio. Let’s go!

Da dove è cominciato l’amore per il caffè?

P: Per molto tempo pensavo che il caffè non sarebbe stato il mio lavoro. È iniziato tutto un po’ per gioco, con le gare di Latte Art nel 2013. Mio fratello Giacomo mi ha spronato e insegnato molto (praticamente le prime gare me le ha fatte lui :D) e da lì ho incominciato ad apprezzare la bellezza del caffè. È stato un innamoramento graduale.

G: Sicuramente è un amore nato da piccolo nella caffetteria di famiglia. Ho iniziato a respirare profumo di caffè fin da bambino e incominciato a fare i primi corsi di formazione. È un amore che coltivo giorno dopo giorno e che sembra non avere mai fine.

Cosa ne pensate dello specialty in Italia? Come vedete il suo futuro?

P: Io penso che in generale lo specialty coffee abbia ancora ampi margini di crescita. In Italia, forse siamo più indietro rispetto ad altri paesi ma non vedo grossi problemi. Una caratteristica strana è che nel nostro Paese non c’è un unico “polo dello specialty”, ma esistono varie realtà sparse qui e là, nate dalla passione dei baristi italiani che hanno voluto portare nelle proprie città le loro esperienze all’estero. Il futuro dello specialty in Italia lo vedo assolutamente roseo, ed è anche per questo che abbiamo aperto una torrefazione specialty. Quindi, se non ci crediamo noi, chi ci deve credere?

G: Io penso questo: lo specialty coffee è il futuro. È un caffè sostenibile, di qualità, che mette al centro la materia prima e le persone coinvolte nella filiera. Vediamo un futuro pieno di specialty e ci impegniamo ogni giorno affinché questo futuro arrivi il prima possibile. 

Nel mondo del caffè specialty conta di più la materia prima o le persone che ci stanno dietro?

P: Bella domanda. Beh, dipende. Credo che in questo momento storico contino di più le persone, perché il caffè specialty si deve ancora affermare del tutto. Ad oggi, le persone che si affacciano al mondo dello specialty hanno bisogno di essere introdotte. E il modo in cui vengono introdotte, secondo me, fa la differenza tra chi dice: “ah! buono, ma niente di che“. E chi, invece, dice: “Wow! Non avrei mai pensato che il caffè potesse essere tutto questo!”. Ovviamente la materia prima è e rimane fondamentale. Ma, se proprio devo scegliere, scelgo le persone.

G: Ottima domanda. Si può guardare al cambiamento che ha avuto il caffè negli anni: se pensiamo agli anni ‘90, in cui tutto era servizio e attenzione al cliente, poi agli anni 2000, nei quali la materia prima ha iniziato ad avere sempre più importanza a discapito del servizio, oggi si sta cercando di combinare le due cose. Quindi c’è attenzione per la materia prima, ma anche per il cliente. C’è il prodotto e c’è la persona che ci sta dietro. Tutti i protagonisti della filiera sono importanti. In definitiva, credo che tra la materia prima e le persone che ci stanno dietro, siano più importanti le persone, perché senza di loro non sarebbe possibile avere una materia prima di qualità. 

Qual è l’aspetto che amate di più del caffè in generale?

P: Questa è difficile. Direi che l’aspetto che amo di più del caffè è che è in continua evoluzione. È un mondo stimolante, in cui non ci si annoia mai. C’è sempre qualcosa da imparare ed è pieno di gente che ha voglia di fare, di scoprire e di condividere.

G: Il fatto che riesce a sorprendermi e incuriosirmi ogni volta. Tiene vivo il bambino che è in me. Oltre a questo, credo che lo specialty coffee abbatta le barriere, riduca le distanze e sia sempre un punto di incontro tra culture. Viva il caffè e la sua capacità di emozionare!

Cosa vi ha portato a creare la vostra linea di caffè? Perché il vostro caffè è diverso dagli altri?

P: È stato l’insieme di tante cose. Principalmente il voler esprimere la nostra idea di specialty coffee. Siamo partiti con le gare, poi facendo formazione, fiere ed eventi in cui abbiamo cercato di trasmettere la nostra passione ad altri baristi. Fino a quando non ci siamo detti: facciamo qualcosa di nostro, con le nostre regole. Dove poter fare specialty a modo nostro. Così è nato tutto.

Nel nostro caffè direi che la differenza la fanno le scelte: dal tipo di caffè al tipo di tostatura, fino alla scelta del packaging. La sintesi di tutte le scelte mie e di Giacomo da quel tocco che rende il nostro caffè unico. Come, del resto, lo è quello di ogni torrefazione. Noi ci mettiamo buona volontà e amore, questo è quello che facciamo.

G: Abbiamo iniziato con la volontà di rappresentare noi stessi tramite i nostri caffè. I nostri caffè sono diversi dagli altri semplicemente perché rappresentano la nostra identità, così come ogni caffè è diverso da quello di un altro torrefattore.

Anche se l’origine è la stessa, anche se il produttore è lo stesso, il prodotto finale è diverso perché viene contaminato dalle identità di ogni roaster. Non c’è un caffè uguale all’altro. Noi cerchiamo nella nostra linea di prodotti di rappresentare la nostra idea, la nostra etica, la nostra filosofia e la nostra voglia di fare.

Giacomo, cosa significa rappresentare il proprio Paese in ben due edizioni dei mondiali?

G: In una parola: orgoglio. A prescindere dal risultato o dalla categoria. Non importa se si parla di gare di caffetteria, calcio o nuoto. Rappresentare il proprio Paese è qualcosa che riempie il cuore, che rimarrà nella mente per sempre. Sono emozioni che racconterai e che rimarranno come alcune fra le cose più belle che puoi aver fatto. Mi ritengo uno dei pochi fortunati che nella vita possono dire di aver potuto rappresentare il proprio Paese ai mondiali.

Pietro, cosa si prova ad essere il più giovane campione italiano di Latte Art?

P: Io non credo dipenda dall’età. Può essere un vanto, ma per me quello che conta sono la soddisfazione e l’emozione di aver vinto. Mi ricordo però un aneddoto: mi hanno chiesto il documento per confermare che fossi maggiorenne (e lo ero) e potessi partecipare ai mondiali. È stato molto divertente 😀

Che tipo di fratelli siete? Come vi definireste?

P: Ok, non me la sono preparata, ma ci provo. Direi che siamo buffi insieme. Siamo gli esatti opposti su tante cose ma condividiamo la stessa visione della vita e dei valori, e questo aiuta molto. Se dovessi definirci direi che siamo due fratelli che si vogliono bene ma che, se non fossero stati fratelli, non sarebbero mai diventati amici. Ma è proprio questo contrasto a creare un mix interessante. Quindi, alla fine, non dico grasse risate ma… grasse risate.

G: Il bianco e il nero. Il gatto e la volpe. Il fuoco e l’acqua. Il paziente e l’impaziente. Il silenzioso e il rumoroso. Lo yin e lo yang. Siamo due fratelli fatti dello stesso sangue ma che raccontano due espressioni di vita diverse. Siamo complementari credo in tutto. Uno la misura e il contrappeso dell’altro. Credo che siamo, senza ombra di dubbio, una coppia pressoché perfetta.

Com’è lavorare e costruire un progetto così ambizioso con il proprio fratello?

P: Forse l’unico contro è che, lavorando col proprio fratello, è difficile non portare le tensioni, gli screzi e le incomprensioni un po’ anche a casa. È complicato staccare la testa del tutto. Per il resto è molto bello, consiglio a tutti di provarci. Si sentono molte storie di persone che fregano il proprio fratello ma ricordatevi che, dovesse accadere, la colpa non è vostra per esservi fidati. Giacomo, ti ho avvisato, se mi freghi sei uno str**** :D.

G: Fantastico, indubbiamente. Sapere che puoi costruire qualcosa con una persona che non ti tradirà mai, che ti vuole bene. Con una persona con cui puoi condividere non solo una progettualità e una visione, ma puoi condividere tutto: le tue gioie, i tuoi dolori, le tue preoccupazioni e le tue ambizioni. E sai che quella persona ti capirà. 

Come vi piace di più bere il caffè?

P: Da seduto. No, scherzi a parte. Ti racconto il mio caffè ideale: mattina di primavera, non troppo caldo, con il sole che entra da una grande finestra. Io ancora un po’ assonnato che preparo il mio caffè v60. Mi siedo vicino alla finestra, metto un po’ di musica, e sorseggio il mio caffè, mentre riordino i pensieri. Finito di bere, parto con la mia giornata pimpante fino a sera. Questo, per me, è il caffè più bello che ti puoi fare.

G: A me piace in tutte le sue forme e combinazioni. Sono un fanatico del caffè. Indubbiamente amo l’espresso, soprattutto la mattina. Amo anche bermi un filter coffee, soprattutto al pomeriggio. Alla sera beh… dipende dalla serata.

Che consiglio dareste ad una persona che vuole approcciarsi allo specialty coffee?

P: Io di consigli ne darei 3. Il primo è: sii aperto mentalmente al 100%, senza preconcetti. Il secondo è: divertiti! Non renderlo complicato, ma prendilo come qualcosa di nuovo, da raccontare. Il terzo, anche se forse è il più importante, è: trova il barista giusto. Come dicevo prima, la persona con la quale vivi lo specialty coffee è importante. Non è solamente il caffè che bevi, è anche il modo con cui lo bevi. Trovati delle persone con cui stare bene mentre vivi questa esperienza sensoriale.

G: Approcciatevi allo specialty coffee con la mente libera, con la voglia essere sorpresi, perché il caffè specialty può sorprendervi. Fatevi trasportare in un mondo diverso, sensorialmente complesso ma, allo stesso tempo, incredibilmente affascinante. 

Come state affrontando questa nuova ondata della pandemia? Che consiglio vi sentite di dare ai vostri colleghi nel mondo del caffè?

P: Ci difendiamo come possiamo. Qui abbiamo sia una pasticceria di famiglia, dove io e Giacomo ci siamo formati, e poi abbiamo anche la torrefazione e l’accademia. Direi che la nostra forza è sempre stata quella di reinventarci, non ci siamo mai adagiati. E anche con la pandemia è così. Cerchiamo di trovare progetti nuovi in cui investire le nostre energie. A volte vanno bene, a volte vanno male e a volte i frutti si vedranno fra molto tempo. L’importante è non rimanere fermi e cercare di trarre sempre il meglio da ogni situazione, con molto realismo. Voi avete consigli?

G: La stiamo affrontando un po’ come tutti, tenendo duro. Non ci sono molti consigli da dare, se non resistere, rimanere positivi e sperare di bere un buon caffè tutti insieme molto presto.

Pietro, qual è la figura più strana che hai creato su un caffè?

P: A me piacciono le figure strane, un po’ astratte, che non rappresentano niente. A volte Giacomo si sedeva con me, mentre preparavo le gare di Latte Art, e vedeva cose nelle mie tazze che nemmeno io vedevo. La figura più strana forse è stata il pifferaio magico con i topolini che lo seguivano. Ma non è mai davvero venuto alla luce hahah.

Giacomo: com’è cambiata la tua vita dopo aver vinto i campionati italiani baristi?

G: Beh, vincere i campionati non è come vincere alla lotteria, non c’è un cambiamento sociale o economico particolare. C’è sicuramente un arricchimento culturale e di conoscenza. Vincere i Campionati Italiani Baristi ti permette di entrare in contatto con tante realtà e aziende del mondo del caffè che hanno molta esperienza e che condividono con te questo sapere. Indubbiamente, da quando ho vinto la prima volta nel 2014, ho imparato tanto. Ti cambia a livello sia umano che professionale, ma è importante rimanere coi piedi per terra ricordando che questo mondo è un percorso continuo di condivisione di conoscenze, di sapere e di esperienza. 

Prometteteci di non litigare: chi è più bravo con il caffè? E con le donne?

P: Beh, dipende un po’ a far cosa. Sul caffè, ci sono aspetti sensoriali dell’estrazione in cui Giacomo è più bravo. Io magari ho una sensibilità maggiore sulla tostatura. Diciamo che, dato che è più vecchio, facciamo vincere Giacomo dai.

Sulle donne beh… a capirle, io. Senza ombra di dubbio. A conquistarle, Giacomo. Lui è il tipico latin lover italiano che all’estero fa strage. Direi un 50/50 su questo argomento. Altrimenti gliela posso sempre dar vinta per l’età.

G: Guarda, con il caffè siamo bravi tutti e due. Forse lui è un po’ più bravo sulla Latte Art. Sul caffè invece ormai mi ha raggiunto. Pietro ha fatto grandi esperienze e oggi tutti i nostri caffè vengono tostati da lui perché ha una sensibilità veramente spiccata. È bello avere una persona al tuo livello con la quale confrontarti.

Sulle donne non saprei, non ci confrontiamo così tanto. Siamo gelosi delle nostre conquiste e non facciamo squadra su questo. Ognuno gioca da solo :D. 

Giacomo, come ci si prepara per una finale dei Campionati italiani baristi? Come hai deciso quali bevande proporre ai giudici?

G: Difficile da spiegare. Ci si prepara innanzitutto con le persone che ti fanno stare bene. Io mi sono sempre preparato con mio fratello, mio padre e con gli amici. Il secondo passo è prepararsi nel modo giusto: scegliere i caffè giusti, avere un’idea chiara da trasmettere ai giudici e avere tanta voglia di raccontare. La gara consiste nel servire espressi, bevande a base di latte e bevande a base espresso. Scegliere la bevanda e il risultato finale è tanto importante quanto scegliere la materia prima e il messaggio da raccontare. È tutto interconnesso, una questione di sinergie. Ci vorrebbero davvero delle ore per rispondere appieno.

Qual è il vostro caffè preferito e quale è il vostro miglior caffè?

P: Questo me lo chiedono in tanti. La realtà è che non ho un caffè preferito. Quando inizi ad assaggiare tanti caffè ti rendi conto che anche le tue preferenze cambiano in base al momento e mille altri aspetti. Chiaramente ci sono caffè, metodi o origini che preferisco rispetto ad altri. Ma un po’ come tutti.

Per quanto riguarda il nostro miglior caffè, abbiamo da poco preso dei nuovi caffè da Panama, di Finca Deborah. Il proprietario è nostro grande amico, e questo ci fa molto piacere. Il migliore che abbiamo, secondo me, è il Nirvana, un Panama Geisha naturale. Adoro la componente di frutti rossi e frutta gialla matura. È un caffè complesso ma delicato. Mi piace molto il gusto che mi lascia.

G: Sicuramente il Panama Geisha, di Jameson Savage. Un caffè fantastico da uno dei farmer che adoriamo di più. Un illuminato, un uomo pieno di genio e sregolatezza, un amico. Una persona di cui stimiamo i valori, l’etica e la professionalità.

Il caffè preferito è sicuramente il prossimo. Quello che ancora dobbiamo bere, quello che deve ancora sorprenderci, che deve ancora parlare di sé.

Sappiamo che collaborate con Sanremo. Dato che anche a Taste, dopo l’esperienza in Australia, abbiamo scelto di utilizzare le loro macchine, volevamo sapere cosa vi ha spinto a lavorare con Sanremo e in cosa le loro macchine si differenziano dalle altre

G&P: Personalmente riteniamo che le macchine di Sanremo siano le migliori sul mercato. Ma non vogliamo cercare di convincere nessuno, ci mancherebbe. Il consiglio che diamo a chiunque volesse capire cos’hanno in più rispetto alle altre è semplicemente questo: provatele. Usate un caffè che conoscete, assaggiate e fate le vostre considerazioni. 

Se però parliamo di Sanremo dal punto di vista delle persone, beh, lì ci possiamo mettere la mano sul fuoco. Le persone che lavorano attorno a Sanremo sono tutte persone di grande valore. Hanno una visione, sia dello specialty coffee che dei rapporti umani, che rispecchia appieno le nostre idee. Quando ti trovi a lavorare con persone così, ti rendi conto di quanto queste ultime siano importanti per stare bene e lavorare bene. Non a caso, nel tempo, abbiamo sviluppato sempre più progetti con loro. Questo crediamo sia il motivo principale. Un rapporto di lavoro non durerebbe così a lungo se non ci fossero questi presupposti, e noi ci sentiamo di dire che Sanremo è un’azienda seria, davvero una bella azienda.

In questo periodo così difficile a livello economico, quale messaggio vorreste lanciare ai consumatori per aiutare a sostenere le realtà italiane d’eccellenza come la vostra?

G&P: Ai consumatori italiani diciamo questo: pensate a quando andate all’estero. Quando vi fermano e vi dicono:

Wow che bella l’Italia! Il cibo, l’arte, la moda, i paesaggi!”. E voi lì che vi pavoneggiate, prendendovene il merito per il semplice fatto di essere italiani. Volete che questa gloria continui? Allora sostenete le eccellenze italiane! Comprate eccellenze italiane! Aiuterete le realtà del nostro Paese e rimorchierete un sacco, ve lo garantiamo! 😀

    Matteo Pizzinato

    Viaggiatore compulsivo e scrittore per passione. Amante del cibo, del buon vino e di tutto ciò che valga la pena di essere raccontato.